In quanti scrivono storie d’amore felici o tristi, storie di amori non corrisposti, amori sofferti…Romeo e Giulietta, Orgoglio e Pregiudizio, e tantissime altre.

Credo che metà dei romanzi d’amore abbia un lieto fine, e l’altra metà un finale drammatico.

Un po’ come la vita reale che non è sempre rosa e fiori.

Quanti hanno sofferto per amore, o forse sarebbe più facile dire quanti non hanno sofferto per amore?

Io, sono una di quelle persone che nella vita hanno sofferto molto, così tanto che più di una volta ho dubitato dell’esistenza del vero amore, fino ad un giorno in cui ho capito che l’amore, non può essere vero se non ti fa soffrire, proprio come una rosa e le sue spine.

La rosa è uno dei fiori più belli e romantici, simbolo dell’amore, simbolo degli innamorati, e le sue spine? Le sue spine fanno male, ma non contano nulla di fronte alla bellezza di questo fiore.

Conoscevo una ragazza, una ragazza bellissima, che mi incantavo a guardare ogni volta che ne avevo l’occasione.

Conoscevo questa ragazza fin da piccola, quando ancora il suo cuore tenero era piccolo come una fragola, piccolo e dolce come una fragola, e per questo la soprannominai Fragolina.

Fragolina cresceva e dalla ragazza spensierata e solitaria che era è diventata una donna bisognosa di affetto e attenzioni.

Devo essere sincero, Fragolina era la ragazza più viziata che avessi mai conosciuto, ed era difficile gestirla, molto difficile capirla e starle accanto.

Furono molti gli uomini che vollero stare con lei, per la sua bellezza, per il velo di mistero che ogni sera  che usciva con le sue amiche si lasciava alle spalle, e furono altrettanto molte le delusioni che lei ebbe, altrettante le volte in cui il suo piccolo e dolce cuore si spezzò.

Fragolina imparò, a superare tutto da sola, a rialzarsi più forte di prima, ad amare di nuovo, perché credeva nel destino, e credeva che prima o poi avrebbe trovato il suo principe azzurro, che a cavallo sarebbe venuto da lei e le avrebbe chiesto di andare via con lui, in qualche posto sperduto nel mondo, dove avrebbero vissuto per sempre felici e contenti.

La vita però, non è una favola, ed il destino aveva deciso di far soffrire Fragolina ancora un po’, di farla diventare una donna forte.

Fragolina lo sapeva questo, l’ha sentito nel momento in cui aveva incontrato al bar quel ragazzo, capelli ricci neri, occhi verdi e quel sorriso da cui non riusciva a distogliere lo sguardo, Ivan.

Ivan…quanto l’aveva fatta sognare quel ragazzo, quanti giorni passati a pensarlo, e quante notti passate a sognarlo.

Si frequentarono per molto tempo prima di andare a convivere.

Lui era dolce e premuroso, mai un giorno in cui non la chiamasse per sentire la sua voce, la sua risata e dirle quanto gli mancava.

“ti amo da vivere” le diceva ogni volta prima di andare a letto, “perché sei tu, la mia unica ragione di vita ora” le diceva, e lei ci credeva, lo amava, lo amava da vivere anche lei.

Passavano le giornate insieme, al centro commerciale, a casa di lui in divano a guardare serie tv per ore e mangiare gelato e patatine fino a sentirsi male, al sabato lui la portava in spiaggia e le diceva che il colore del mare era sempre stato il suo preferito, ma che ora che sa che colore hanno i suoi occhi, il colore del mare non gli sembrava più così fantastico.

Andavano al mare anche nei giorni in cui pioveva, perché lei amava la pioggia, l’aveva sempre amata fin da piccola quando appena cominciava a piovere e tutti cercavano un riparo per non bagnarsi, lei correva sotto il cielo grigio e saltellava felice e sorridente con la faccia rivolta a quelle nuvole enormi che ricoprivano il suo sorriso di gocce piccole e fresche.

Poi andarono a convivere.

Fu fantastico averlo lì con lei ogni secondo, poterlo baciare quando più ne aveva voglia, chiedergli di stringerla forte quando sentiva freddo, quando aveva paura e si sentiva sola.

Fu fantastico per i primi due mesi, ma poi tutto cambiò.

Ivan cominciò a stancarsi dei suoi vizi, non la portava più al mare e non le faceva più il solletico sulla pancia quando la svegliava la mattina.

E lei, che era abituata a tutto questo, lo notò, notò il suo cambiamento fin dai primi giorni, ma decise di lasciar andare le cose come dovevano andare, senza sforzare il destino a darle qualcosa che non era fatto per lei.

Lo lasciò  il giorno in cui tornando a casa da una passeggiata sulla neve fresca trovò Ivan a letto abbracciato a un’altra donna.

Fragolina non disse nulla, rimase a fissarli per un po’, dopodiché uscì e li lasciò soli.

Due giorni dopo tornò a prendere le sue cose e andò a vivere con i suoi.

Ivan la cercò per molto tempo, cercando di scusarsi in tutti i modi.

Non furono poche le volte in cui Fragolina, tornata a casa da lavoro, trovò davanti alla porta di casa un mazzo di rose rosse, i suoi fiori preferiti, accompagnati da un biglietto scritto da lui, con una poesia, una dedica o semplicemente la richiesta di essere perdonato.

Non furono meno le volte in cui Fragolina prese le rose, se le portò in camera, e dopo aver pianto sopra i loro bellissimi petali li buttò nel cestino.

Tutto questo durò 5 mesi, poi Ivan smise di cercare il suo perdono.

Fragolina cominciò a sentire la mancanza di quelle rose davanti alla porta.

Presto però si abituò all’idea che in realtà era finita già da molto, e scrisse una lettera al destino per fargli sapere che stava aspettando la sua prossima avventura, in attesa di quello che sarebbe stato il suo vero amore.

Scrivere una lettera però non basta…

Fragolina aspettò la prima pioggia, che arrivò 9 giorni dopo, prese la sua lettera, riposta in una busta rosata, ci spruzzò sopra un po’ di profumo, il suo profumo preferito, la mise in tasca e uscì.

Lasciò che la pioggia le bagnasse il viso, che si confondesse con le lacrime che piano le scendevano su quelle guance rosse e delicate.

I capelli le ricadevano morbidi e lisci sulle spalle e teneva i palmi aperti verso l’alto, come a voler raccogliere tutta quell’acqua e tenersela per sé.

Arrivò su un ponte, il ponte su cui da piccola amava guardare i cigni condurre i loro piccoli nel fiume e insegnare loro a stare sull’acqua.

Quante ore passava a osservare i loro movimenti, a sentire i loro versi, ad amare quelle creature come se fossero sue.

E ora che era lì, affacciata a quel limpido specchio d’acqua, ripensava a quei momenti bellissimi, in cui ancora non conosceva l’amore e l’unica sua preoccupazione era non dimenticarsi di preparare la cena ai suoi bambolotti che la aspettavano buoni a casa.

Quanti pensieri svaniti in un istante, Fragolina ora non doveva più preoccuparsi di nulla, solo di volare.

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